Thursday 15 october 2009 4 15 /10 /Ott /2009 10:42

Parma è racchiusa questa sera in un'elegante solitudine, regina di bellezza e fascino ingioiellata come una vera signora.
Mi chiedo se lo sa, che certi notti avrei davvero bisogno di fare l'amore sussurrando "amore mio"legata ad un corpo che disinfetti le ferite.
Rimanendo così.
Ascoltando un mare che è lontano.
Mi mette in bocca le parole di qualche canzone, senza motivo, lo fa apposta pretende la mia resa.
E perciò mi siedo, mettendo insieme pezzi di una storia...ma ho bisogno di burattini e burattinaio..ed improvvisamente li vedo, lì accanto a me, i miei fili.
Sono sua.
Appartengo a questa città, le ho dato la mia anima, il mio cuore, ogni mio respiro e mi domando perchè lei respinga il mio amore...perchè mi tiene così lontana???
Ed ho voglia di fare l'amore.
Mi hanno sempre detto quanto sia splendido.
Fare l'amore.
Poi una sensazione, una mano che stringe, lo stomaco che si chiude, la voce che muore..me ne sono andata ancora una volta.
Questa malinconia che non passa mai.
Sciacquare una bocca amara, tradire un ideale.
Ringrazio lei che mi stringe, lei che resta in silenzio, lei che di notte spinge appena il piede contro il mio, come a farsi sentire..a dirmi che c'è.
Ricordo lui che è burattinaio e burattino.
Rimpiango loro che hanno semplicemente chiesto, che hanno desiderato..
E sulle labbra ancora qualche canzone, tra Battisti e il Liga, canzoni italiane, canzoni dal cuore..
Rimanere, senza nulla da pensare, senza nulla da fare..
Una vita da salvare.
Forse.
La mia.
Mi alzo, sempre più freddo, sento sempre più freddo e nulla in questa piazza sa scaldarmi...di nuovo quella mano, una mano che voglio scaldare..una mano che sfiora i tagli, senza fare troppo male..
Ho solo bisogno di starmene per un pò sola con la mia città.
Mi hanno detto che se senti dolore...non è ancora finita, non so se sia positivo o meno, non so se voglio rimanere o andarmene..
Passeggio e penso che avrei fatto qualsiasi cosa per accompagnare alcune persone attraverso questi borghi, intorno a queste luci, rincorrendo una magia..
Ed invece siamo rimaste sole io e te Parma.
Per una notte o forse mai più.
Passeggio ascoltando solo il rumore dei miei tacchi sul porfido ed abbracciando un'incredibile voglia di giocare, di nascondermi..

..Ti amavo con una passione rossa che ora è diventata blu, sono appesa alla tua corda, cara la mia città

Di LaBleuFemme
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Monday 12 october 2009 1 12 /10 /Ott /2009 17:09

5 dicembre 1791.

 

Mi hanno dato quattro settimane per comporre una Messa di Requiem.

Sento che sta giungendo al termine questa mia vita, ecco perché un Requiem, ecco perché tanta fretta, è Lui a volerlo.

E’ ancora vivida l’immagine di quella sagoma nera che mi ha promesso cinquanta ducati, forse la morte in persona.

“Stai delirando Amadeus, stai delirando.”

E mi rimetto su questi spartiti ingialliti, le forze mi vengono meno.

Sono solamente alla quarta battuta del Lacrimosa.

Ogni nota è un salasso. Eppure riesco ancora a sentirli, i violini che lenti si fanno strada, accompagnati dai cori, e i fagotti, gli organi, i contrabbassi, eccoli tutti.

Devo chiamare Constanze perché avverta Franz e gli altri che il loro maestro sta morendo.

Anzi ora no.

Ora devo quietarmi, la febbre mi mette in bocca parole che se fossi sano non oserei pronunciare.

Mi lascio cadere sulle carte appena illuminate da un'unica candela.

Dalle mie labbra un sussurro appena “Oh lacrimosa dies illa qua resurgeret ex favilla…”

Sulla lingua un disgustoso sapore di bile, ma nonostante questo le mie dita continuano a tracciare deboli segni sulla carta..

“Re minore, maledizione!Re minore!”

Ridete demoni, pregate angeli, il grande Mozart è diventato schiavo della sua stessa arte che lo ha prosciugato, è forse questo il prezzo che devo pagare per i miei peccati?

Vedermi piegato, distrutto, lacerato dalla musica?

Si, dalla musica, mia brutale signora.

Barcollo.

Sto scrivendo la mia fine.

Non vedo altro che pentagrammi e pause, pallide visioni appaiono e scompaiono in questa stanza sommersa dall’oscurità più totale.

Un dolore lancinante mi trafigge.

Vorrei urlare, ma Costanze sta dormendo, povero amore mio, chissà cosa penserà domattina quando mi troverà esanime.

Gli occhi mi si bagnano di lacrime, qualcuna macchia gli spartiti.

Nella nebbia della mia mente riesco ad intravedere i volti dei miei creditori, la delusione di Costanze, e l’espressione indispettita di Salieri.

Al diavolo.

Al diavolo prima o poi ci andrete anche voi maestro.

Le mie mani tremano, gli occhi si appannano, sono quasi giunto all’ottava battuta.

Perdonami Padre te ne supplico, non punirmi a questo modo.

Ora sono inginocchiato, una mano al cuore, l’altra ha tirato con sé uno spartito, lo guardo, la melodia mi pervade, quasi mi possiede.

« Lacrimosa dies illa, qua resurget ex favilla judicandus homo reus.

 Huic ergo parce, Deus.

 Pie Jesu Domine, dona eis requiem! Amen! »

All’ultima nota un piacere doloroso mi scuote.

Qualcuno urla sul mio corpo accasciato.

E’ finita.

Di LaBleuFemme
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Monday 5 october 2009 1 05 /10 /Ott /2009 22:59

 

Noi, mercanti d’anime, fulgidi esempi di una società che brucia i sentimenti di ciascuno come se fossero streghe al rogo.

Noi, mercanti per convenienza, durante le fiere svendiamo emozioni e offriamo soluzioni prefabbricate, con addirittura le istruzioni per montarle.

Noi, rottami di un mondo che si serve della nostra arte, perché, in fin dei conti, noi si che ci sappiamo fare con la gente;al giorno d’oggi si fanno grandi affari rifilando larghi sorrisi e strette di mano.

Noi.

Tristi, talmente affaccendati da risultare straordinariamente disoccupati.

Qualcuno tra noi dice di aver provato qualcosa le prime volte, un sentore diverso dalla smania di ordire qualche nuova trappola, anzi, direi qualcosa di letteralmente opposto a questo.

Un giorno mi spiegarono che gli uomini, quelli veri, lo chiamano “colpa”o, talvolta,addirittura “vergogna”.

Credo di sapere cosa intendono con questi nomi, ma l’abitudine si sa, può modellare qualsiasi cosa a suo piacimento.

E così, ci diamo senza problemi al miglior offerente, stimoliamo i suoi vizi, le sue perversioni e annebbiamo la mente, noi, ancelle e prostitute dell’immoralità più spregiudicata.

Noi figli del peggio e fratelli dell’indecenza.

Noi che siamo muse ed artisti, poeti e scrittori di una vita che vale la pena di essere vissuta solamente perché ci è stata data, anzi, soprattutto per questo.

Raggirando, giocando ed illudendo chi ancora non ha capito che si tratta solo di una commedia tragicamente vera, frutto della fertile mente di qualcuno che ha voluto donarci un palco sul quale mettere in scena qualcosa che lo intrattenga.

 

 

Di LaBleuFemme
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Friday 2 october 2009 5 02 /10 /Ott /2009 21:01
Mare.
Che ondeggiava nel mio cuore, naufragando certezze e paure con le sue onde.
Dolci scroscianti onde salate che accarezzavano le ferite, bruciando un poco, ma senza fare poi troppo male.
L'odore della salsedine mi arrivò alle narici, lasciai che un orizzonte rossastro ed infiammato scomparisse affondando in quel mio mare d'oro e dimenticai tutto, persino che quel cielo per anni mi era sembrato così lontano, così irraggiungibile.
"MARE MARE MARE MA SAI CHE OGNUNO HA IL SUO MARE DENTRO AL CUORE E CHE OGNI TANTO GLI FA SENTIRE L'ONDA.
MARE MARE MARE MA SAI CHE OGNUNO HAI SUOI SOGNI DA INSEGUIRE, SI, PER STARE  A GALLA E NON AFFONDARE."
Avevo dimenticato tutto.
Tutto quel tempo che era passato, gli anni trascorsi ad aspettare.
"Mare, mare, mare cosa son venuta fare?Poi lo so che torno sempre a naufragare qui."
E ricordai.
Ricordai la mia vita fatta di attesi ritorni e partenze nostalgiche, realizzai che il molo dal quale in quel momento i miei pensieri prendevano il volo l'avevo già visto ogni singola notte nei miei sogni di ragazzina.
Mare.Intorno solo il mare su cui stavo navigando.
MAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMAREMARE.
E la solitudine mi pervase.
Camminando contro quel sole morente una figura mi si avvicinò.
Ero arrivata.
"Ero partita con le luci della sera e tu mi stavi aspettando mentre io attraversavo il mondo.
Alè questa vita mi ha portato via."
MARE.
Di LaBleuFemme
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Wednesday 30 september 2009 3 30 /09 /Set /2009 21:44
Ci sono sguardi che vengono da fuori, ma che però riescono a scaldarti dall'interno, con i loro colori.
Molti di questi tradiscono sentimenti grandi che hanno paura di crescere ed anche di diminuire.
In altri a volte intravediamo il riflesso di qualcosa che vorremmo ci somigliasse.
E riusciamo a continuare ogni volta, dopo qualsiasi tipo di sguardo, riusciamo a far scorrere di nuovo il tempo.
Se capissi cosa nei miei sguardi porta la gente a credere, a dimenticare, ad amare forse potrei rispondere
a molte domande, e per ogni risposta acquisita,porre una nuova domanda.
E' un pò come giocare a nascondino, ci si scopre, rincorrendosi tra boschi di specchi e trabocchetti nei quali non
sapevamo nemmeno di esserci nascosti.
Così, a volte, ci si trova pure.
E la nebbia si dissolve, spazzata da un semplice battito.
Se potessi cambiare le regole sovvertirei il gioco che ci lega alle sue dinamiche come ogni buon burattinaio lega i suoi burattini.
Se potessi cambiare le regole paritirei per cercare ciò che abbiamo perso.
La voglia crederci; di risvegliare in noi l'innato bisogno di credere in qualcosa,di credere in Dio per esempio, a quel Dio che ci da e ci toglie scegliendo
a caso,ed alle sue avventure di morte e resurrezione talmente comode per professare un'altra fede.
Perciò avendo bisogno anche io e forse soprattutto io di credere in qualcosa,posso affermare con una certa sicurezza di credere in quei riflessi che gli occhi ci rimandano, veri o falsi che siano,poichè l'anima
di un uomo si palesa molto meglio di ciò che in quel dato momento gli passa per la mente.
Si.
Credo in qualcosa nell'intensità di un'emozione.
Di LaBleuFemme
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